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Dhanvantari divinità protettrice della medicina
ayurvedica risalente ad oltre 5000 anni





La teoria ayurvedica sostiene che la salute, è il risultato di uno stato di armonia con il proprio sè.

Per essere in buona salute deve esistere armonia tra lo scopo dell’esistenza, i pensieri, i sentimenti le azioni fisiche. Se si ha uno scopo pacifico ma i propri pensieri sono pieni di paura e le emozioni sono negative, nel corpo fisico si manifesteranno delle malattie con la funzione di “campanello d’allarme’’ per stimolare un cambiamento.

In Ayurveda la manifestazione della malattia è considerata un buon segno perché porta alla luce un aspetto della persona che prima era nascosto...Un aspetto che va curato.
La salute è caratterizzata dall’armonia con tutti gli aspetti del sé. Questa armonia interiore si manifesta anche come armonia con la famiglia, gli amici, i colleghi di lavoro, la società e la natura.
Spesso le prime domande che un medico ayurvedico fa sono: “Quale è lo scopo della tua vita? E in quale forma si manifesta (lavoro, mestiere, attività, ecc,)? Come sono le tue relazioni?” Quando esiste armonia in queste aree, la guarigione fisica è molto più facile.


Lo scopo dell’Ayurveda è di raggiungere uno stato di libertà dalla morte e dalla malattia, il godimento ininterrotto della felicità e della realizzazione nel fisico, nella mente e nello spirito.
La cosa potrebbe sorprendere, ma secondo la filosofia ayurvedica la gioia è uno degli scopi della vita. La capacità di gioire però, si può perdere se si indulge troppo nei piaceri della vita e la malattia è uno dei modi in cui la natura ci fa sapere che abbiamo esagerato; o ci si pone dei limiti o la natura stessa ci limiterà.
In Occidente sono molto diffuse le malattie degenerative a causa dell’opulenza e della tendenza ai vizi.


I quattro scopi della vita secondo l’Ayurveda
1. Il compirnento dei propri doveri nei confronti della società.
2. L’accumulo di ricchezze conseguente al compimento dei propri doveri.
3. Soddisfare i propri desideri legittimi con le proprie ricchezze.
4. Comprendere che nella vita non esistono solamente i doveri, le ricchezze e i desideri.


La filosofia ayurvedica afferma che solamente una persona dotata di
un sistema immunitario forte può essere in buona salute. I medici ayurvedici considerano il sistema immunitario come una parte della
natura (la madre Divina).
Questo dono di natura ci crea, ci sostiene, ci nutre e ci protegge dalla invasioni esterne.
Fino a che il nostro sistema immunitario è forte non compaiono malattie, l’antica parola vedica che definisce l’immunità significa letteralmente: “remissione delle malattie” e nasce dal concetto che i pensieri negativi e lo stile di vita negativo
creano malattia.
La malattia è quindi un messaggio che suggerisce la necessità di un pienamente integrato cambiamento.., ma solo se siamo in grado di comprendere questo punto in questo senso la forza viene dal trasformare il proprio atteggiamento nei confronti della malattia, la guarigione viene dal fatto di vedere le avversità come una sfida e dal fatto di rivedere i propri pensieri { negativi riguardo le persone e gli eventi) la malattia si può trasformare in una “perfetta opportunità”. La salute spirituale è quindi un equilibrio dinamico fra una personalità fortemente integrata e la natura (natura nel senso di ciò che comprende tutti gli aspetti dell’esistenza). Questo è possibile solo quando le persone si ricordano del debito contratto nei confronti della natura.


Riassumendo
: l’Ayurveda crede che la salute è il risultato della relazione (connessione) tra il sé, la personalità e tutto ciò che accade nel nostro essere mentale, emotivo, psichico e spirituale. Crede che la salute dipenda anche dalle buone relazioni con gli altri, dal riconoscimento del debito contratto con madre natura, dalla realizzazione del proprio scopo e dal fatto di avere nella vita
delle mete legittime. La filosofia ayurvedica sostiene l’importanza di un sistema immunitario forte , che il perdono è rinforzante e che l’immortalità è possibile.

AYURVEDA continua


LA TEORIA DEI CINQUE ELEMENTI


Secondo la teoria dei cinque elementi l’essere umano è un modello in miniature dell’universo. Quel che esiste nel corpo umano esiste in fòrma diversa nel corpo universale.
L’Ayurvèda sostiene che tutto è composto di cinque elementi o fondamenti: terra,acqua,fuoco, aria e etere. Le loro proprietà sono importanti per comprendere l’equilibrio e lo squilibrio del corpo umano .



LA TERRA rappresenta lo stato solido della materia; rnanifesta la stabilità,la fissità e la rigidità. Vediamo intorno a noi le rocce e il suolo che resistono all’erosione dell’acqua e del vento. Anche il corpo manifesta questa struttura di terra / stato solido: ossa, cellule e tessuti sono strutture fisiche attraverso cui scorre il sangue e viene trasportato l’ossigeno. La terra è considerato un elemento stabile.



L’ACQUA caratterizza il cambiamento .Nel mondo eterno vediamo l’acqua
che si muove in cicli di evaporazione/nubi/condensazioni/pioggia, vediamo che si muove intorno alla materia solida composta da rocce e montagne e la vediamo infine erodere la materia solida e immobile nel flusso che va dalle montagne al mare. Vediamo i fiumi che trasportano il suolo disgregato e le sostanze nutrienti, che trasportano i beni commerciali e lo scambio di informazioni fra le culture; vediamo le masse d’acqua della terra che nutrono la vita ovunque. Il sangue, la linfa e gli altri fluidi del corpo si muovono tra le cellule e nei vasi portando energia, portando via le sostanze di rifiuto, regolando la temperatura, trasportando gli anticorpi e portando le informazioni ormonali da un’area all’altra. L’acqua è considerata una sostanza senza stabilità.



IL FUOCO è il potere di trasformare i solidi in liquidi in gas e viceversa.
Il calore del sole scioglie il ghiaccio in acqua che sotto la sua influenza diventa
vapore. Il fuoco dà potere all’acqua e crea i cicli climatici nella natura.
L’energia del sole dà inizio a tutti i cicli di energia presenti sulla terra, incluse tutte le catene
alimentari. All’interno del corpo si trova il fuoco (energia) che tiene insieme gli atomi delle molecole, che converte il cibo in grasso (energia immagazzinata) e in muscolo che
trasforma (brucia) il cibo in energia, che crea gli impulsi delle reazioni nervose,i sentimenti e anche il processo del pensare. Il fuoco è considerato una forma senza sostanza.



L’ARIA è la forma gassosa della materia, è mobile e dinamica. Noi non vediamo l’aria che soffia attraverso le foglie degli alberi ma la possiamo sentire punto. Sappiamo quanto possa essere materiale — quanto possa rispondere all’energia,assorbirla e rilasciarla — quando osserviamo o sperimentiamo un uragano,un tifone o un tornado. Noi sentiamo l’aria che scende attraverso la gola e si diffonde nei polmoni; se interrompiamo questo flusso per più di qualche minuto ci rendiamo conto con tutto il nostro essere
di quanto sia fondamentale l’aria per la vita. All’interno del corpo l’aria (ossigeno) è la base di ogni reazione di trasferimento di energia, cioè l’ossidazione. Pulita e pura è un elemento chiave per fare in modo che il fuoco bruci. L’aria è esistenza senza forma.


L’ETERE è lo spazio in cui accade ogni cosa.
Lo spazio esterno ove i corpi celesti distano tra loro milioni di chilometri o lo spazio interno del corpo dove i singoli atomi sono particelle cariche pari a 0,00001 per una vacuità di 0,99999. Lo spazio, la distanza tra le cose, è ciò che aiuta a distinguere una cosa dall’altra. L’etere è solamente la distanza che separa la materia.



I TRE DOSHA
Nella filosofia ayurvedica gli elementi si combinano a coppie per formare tre forze dinamiche (interazioni) chiamate dosha. Dosha significa “ciò che cambia” perché i dosha si muovono costantemente in equilibrio dinamico tra di loro. I dosha sono forze primarie della vita o umori biologici. Essi si trovano solamente nelle forme di vita animata (simile al concetto della chimica organica) e il loro dinamismo è ciò che rende possibile la vita.
I cinque elementi si combinano per creare i tre dosha (forze)


VATA (va-ta) è una forza che concettualmente è fatta degli elementi etere e
aria. Le proporzioni fra etere e aria determinano il grado di attività di Vata.
L’ammontare di etere (spazio) influenza la capacità dell’aria di avere un movimento che viene espresso da Vata.
Nel corpo, Vata è movimento (il dinamismo della combinazione tra etere e aria) e si manifesta nelle cose viventi con il movimento degli impulsi nervosi, dell’aria, del sangue, del cibo, degli escrementi e dei pensieri.
Vata ha sette caratteristiche. che sono:
freddo, leggero, irregolare, mobile, rarefatto, e ruvido. Queste qualità caratterizzano
l’effetto su corpo. Il Vata in eccesso può causare irritazione dei nervi, alta pressione, gas e confusione. La carenza di Vata determina perdita di coraggio, congestione, costipazione e sbadataggine.



PITTA (pit-ta) è una forza creata concettualmente dall’interazionedinamica di acqua e fuoco. Queste due forze apparentemente antagoniste rappresentano la trasformazione. Non possono scambiarsi l’una con l’altra ma possono influenzarsi a vicenda e sono fondamentalmente necessarie 1’una all’altra nei processi della vita.
Pitta si manifesta nel corpo con la qualità della trasformazione. Pitta è rappresentato dagli enzimi che digeriscono il cibo e dagli ormoni che regolano il metabolismo. Nella mente la forza di Pitta trasforma gli impulsi chimico/elettrici in pensieri comprensibili. Un eccesso di Pitta può causare ulcere, squilibri ormonali, irritazione della pelle (acne) e emozioni distruttive (rabbia). Una carenza di Pitta causa
indigestione, incapacità di comprendere e metabolismo pigro.
La forza di Pitta viene descritta sulla base
di Otto caratteristiche che influenzano il corpo:
caldo, leggero, fluido, sottile, acuto,
maleodorante, soffice e chiaro.

KAPHA (ka-pa) (gli anglofoni pronunciano ka-fa, ) è l’equilibrio concettuale fra acqua e terra. Kapha è struttura e lubrificazione; si rifà alle caratteristiche concettuali degli elementi terra e acqua. A un certo livello Kapha e rappresentato dalle cellule che costituiscono gli organi e dai fluidi nutrono e prote ggono gli organi. Nell’organizzazione ayurvedica di causa e effetto, un eccesso della forza di kapha causa un aumento del
muco nelle vie respiratorie e nelle narici, nei polmoni e nel olon, crea rigidità nella mente, fiissazione su certi pensieri e mancanza di flessibilità. Quando Kapha è carente causa la secchezza delle vie respiratorie, bruciori di stomaco (dovuti a mancanza di muco che protegge dall’eccesso di acidi nello stomaco) e incapacità di concentrazione. La forza di Kapha si esprime con le seguenti qualità: untuosa, fredda, pesante, stabile, densa e liscia.

CICLI AYURVEDICI DELLA GIORNATA

Kapha I Ciclo 6.00 - 10.00
Tutti i movimenti diminuiscono. Se si dorme oltre le 6.00 del mattino è più difficile alzarsi e ci si sente intontiti. Il cibo mangiato in questo periodo non viene digerito bene, quindi si devono assumere cibi leggeri.
Pitta I Ciclo 10.00 - 14.00
Il metabolismo si attiva fino ad arrivare al suo massimo alle 12.00, a mezzogiorno. Questa è l’ora migliore per fare il pasto più importante o il più concentrato e prendere le vitamine per un migliore assorbimento.
Vata I Ciclo 14.00 - 18.00
Un periodo in cui aumentano il movimento e le attività. Il pasto serale deve essere più leggero di
quello del mezzogiorno. L’attività mentale e la conversazione devono essere vivaci.
Kapha II Ciclo 18.00 - 22.00
L’energia si acquieta favorendo il riposo del sonno che verrà facilmente e velocemente. Se non si va a letto entro le 22.00 ci si rigirerà nel letto, specialmente se si è cenato tardi.
Pitta II Ciclo 22.00 - 2.00
Un tempo per fare sogni attivi e colorati e per il sonno profondo. Se capita di stare svegli il metabolismo sarà portato a richiedere uno spuntino a notte tarda e a fare attività, cosa di cui ci si pentirà il giorno seguente.
Vata Il Ciclo 2.00 - 6.00
Corrisponde alle correnti universali ascendenti che sono usate dai meditanti per raggiungere stati spirituali elevati. Se ci si sveglia alle 4.00 o alle 5.00 per fare esercizi spirituali, l’energia concentrata che si crea resterà con noi per tutto il giorno. Se si dorme oltre le 6.00 del mattino si passa nel periodo letargico di kapha.
Il ciclo si ripete
(da Ayurveda-Miller&Miller-Edizioni Il Punto di Incontro)




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