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Osho,
è importante avere un determinato atteggiamento nei confronti della vita?
Una cosa è certa: il modo migliore per lasciarsi sfuggire la vita è avere un atteggiamento nei suoi confronti. Gli atteggiamenti hanno origine nella mente, e la vita è al di là della mente.
Gli atteggiamenti sono una nostra invenzione, sono nostri pregiudizi, nostri artifici. La vita non è una nostra creazione; al contrario, noi siamo solo increspature sul lago della vita.
Che atteggiamento può mai avere una increspatura dell’acqua nei confronti dell’oceano? Che atteggiamento può mai avere un filo d’erba nei confronti della terra, della luna, del sole, delle stelle? Tutti gli atteggiamenti sono egotici, tutti gli abiti mentali sono stupidi.
La vita non è filosofia, non è un problema, ma un mistero. Non la devi vivere seguendo uno schema, un condizionamento — in base a ciò che ti è stato detto sulla vita — devi cominciare dall’inizio, partire da zero.
Ogni individuo dovrebbe pensare di essere il primo essere umano sulla terra, di essere Adamo o Eva. In questo modo ti puoi aprire ad infinite possibilità. In questo caso sarai vulnerabile, ricettivo; e più sei vulnerabile, più sei ricettivo, maggiori saranno le possibilità che la vita ti accada.
I tuoi abiti mentali fungono da ostacoli, per questo la vita non arriva mai a te, per ciò che è, si deve adattare alla tua filosofia, alla tua religione, alle tue ideologie, e proprio in questo suo adattarsi, qualcosa in lei muore. Ciò che ne tiri fuori è un cadavere: potrà essere simile alla vita, ma non lo è.
E’ ciò che la gente ha continuato a fare da secoli. Gli hindu vivono con una attitudine induista, i mussulmani con una attitudine mussulmana, e i comunisti con una attitudine comunista. Ma ricorda una verità fondamentale, basilare: ogni attitudine ti vieta di entrare in contatto con la vita per ciò che è, la deforma, la interpreta.
Quando hai un abito mentale ben preciso, nei confronti della vita, ti farai sfuggire la vita stessa. La vita è immensa, non può essere contenuta in nessun atteggiamento; è impossibile ridurla ad una definizione ben precisa.
Certo, il tuo atteggiamento potrà coglierne un determinato aspetto, ma sarà solo un aspetto. E la mente ha la tendenza a proclamare quale Totalità, ciò che le appare, e nel momento in cui credi che la parte sia il Tutto, ti lasci sfuggire il legame stesso con la vita. A questo punto vivrai avvolto dal tuo abito mentale come in una specie di bozzolo, sarai imprigionato, e vivrai come un miserabile. In questo modo, tutte le tue cosiddette religioni saranno appagate, perché non hanno fatto che raccontarti che la vita è dolore.
La vita diventa dolore, ma sei tu a renderla tale: in realtà la vita è gioia eterna. Ma per riconoscere questa gioia eterna devi andarle incontro a cuore aperto, a mani aperte.
Non avvicinarti alla vita con i pugni chiusi, serrati. Distendi le tue mani... entra nella vita con innocenza totale. Le abitudini mentali sono manifestazioni di astuzia: hai già tirato le conclusioni, senza fare nessuna prova, nessuna esperienza, senza vivere. Hai già tratto delle conclusioni: queste conclusioni esistono già in te, a priori, e tu ne cercherai conferma nella vita. Non sarà la vita a confermarle, ma la tua mente si focalizzerà per trovare i modi, le vie, gli argomenti, le prove che le avvalorino.
La mente è come una spugna: non fa che assorbire. E’ un parassita. Quando si forma a priori il nucleo di una determinata conclusione, questo nucleo inizia a catalizzarsi.
Questa è una delle mie esperienze fondamentali: se vuoi realmente conoscere ciò che è, lascia perdere ogni filosofia, lascia perdere tutti gli “ismi”. Cammina a mani aperte, completamente nudo sotto il sole, e guarda cos’è la vita!
In passato si insegnava che i nostri sensi sono delle porte:
la realtà raggiunge la nostra intima essenza, attraverso i sensi. Oggi le ricerche più avanzate rivelano qualcos’altro: i nostri sensi non sono solo delle porte, sono anche dei guardiani che lasciano passare solo il due per cento delle informazioni, il novantotto per cento ne è lasciato fuori. Tutto ciò che va contro il tuo concetto di vita, viene fermato, e solo il due per cento viene lasciato filtrare.
Ebbene, vivere una vita al due per cento vuol dire non vivere affatto. Se si può vivere al cento per cento, perché scegliere di vivere solo al due per cento?
E’ importante avere un determinato atteggiamento nei confronti della vita?
Non solo non è importante, ma è pericoloso. Perché non lasciare che la vita manifesti la sua danza, il suo canto, senza avere aspettative? Perché non possiamo vedere ciò che vi è nella
sua purezza? Perché dobbiamo imporre noi stessi? Nessuno
ci perderà nulla, mentre se ti imponi alla vita, sarai proprio tu l’unico a perderci!
.Mi interesso a ciò che è immediato, a questo momento. Oltre questo istante non esiste nulla. Il solo tempo esistenziale è adesso, e il solo spazio che importa è qui. Per cui, non mi interessa cosa accadrà nel futuro: il passato e il futuro non hanno alcun valore.
Ma la mente funziona così: riesce a pensare solo in termini di passato e di futuro, non è in grado di fare l’esperienza del presente, devia continuamente dal presente. La mente è simile a un pendolo: va verso sinistra, fino all’estrema sinistra, oppure verso destra, fino all’estrema destra. E’ di destra o di sinistra, e il mio modo di essere è esattamente nel mezzo.
Il termine che Gautama il Buddha ha usato per indicare la via di mezzo è meraviglioso: la chiama majjim nikaya, “la strada del giusto mezzo” —
Se riesci a mantenere il pendolo nel mezzo, l’orologio si ferma. L’orologio rappresenta la mente, e non solo in senso letterario, non è una semplice metafora: la mente è il tempo. Il tempo consiste di due dimensioni, non di tre. Il presente non fa parte del tempo: il passato è tempo, il futuro è tempo. Il presente è un’estensione del trascendente nel mondo del tempo.
La concezione del tempo come passato e futuro è il linguaggio della mente, e la mente può creare solo problemi, ma non conosce alcuna soluzione. Tutti i problemi che affliggono l’umanità sono invenzioni della mente. L’esistenza è un mistero, non un problema. Non deve essere risolta, deve essere vissuta.
Io vivo il mio momento. Non mi importa nulla di cosa accadrà in seguito. Questo a te potrà sembrare del tutto irresponsabile, perché il mio criterio di responsabilità è diametralmente opposto al concetto che ne ha la gente. Io sono responsabije nei confronti del momento, verso l’esistenza, e non perché abbia dei doveri nei suoi confronti: sono responsabile nel senso che rispondo totalmente, spontaneamente. Qualunque sia la situazione, io sono completamente in sintonia con essa. Finché sono vivo, sono vivo, quando sarò morto, sarò morto. Non vedo nessun problema in questo.
E’ meglio non dare etichette alla vita, non darle una struttura: è meglio lasciarla aperta, non ridurla in categorie, in etichette. Avrai un’esperienza delle cose molto più bella, più cosmica, perché i fenomeni in realtà non sono separati. L’esistenza è un tutto orgasmico, è un’unità organica: il più piccolo filo d’erba, la più piccola foglia di un semplice albero, sono importanti quanto la stella più grande.
La cosa più piccola è al tempo stesso la più grande, perché l’universo è una unità, un unico spettro. Nel momento in cui inizi a fare divisioni, crei separazioni arbitrarie, delle definizioni, e in quel modo si continua a lasciarsi sfuggire la vita e il suo mistero.
Noi tutti abbiamo delle attitudini mentali, questo è il nostro tormento. Noi tutti guardiamo da un determinato punto di vista, per questo la nostra vita diventa misera, perché un aspetto può essere al massimo uni-dimensionale, e la vita è pluri-dimensionale. Devi essere più liquido, più fluido, per scioglierti e dissolverti; non devi restare un osservatore. Non c’è nulla da risolvere! Non prendere la vita come un problema:
la vita è un mistero di tremenda bellezza. Bevila: è vino purissimo! Ubriacatene!
(da "L'Oca è fuori" di Osho -Koan Zen-News Services Corporation)
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